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    Temet, I Sette Volti della Paura

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    Temet

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    40/40  (40/40)
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    Temet, I Sette Volti della Paura

    Messaggio Da Temet il Mar Apr 12, 2016 10:15 pm

    Temet, i Sette Volti della Paura



    Temet è un mistero anche per le Isole stesse: non si è mai visto un essere simile nonostante gli abomini generati in questi secoli. Si tratta di uno spirito formato infatti da diverse anime deboli per sopravvivere in un luogo dove una singola anima o è potente e risale la piramide gerarchica consumando le altre o è debole e viene consumata.
    Né più né meno come una colonia di formiche che si uniscono contro gli insetti più grandi, Temet è costituito da anime infime, che da sole non sarebbero in grado né di possedere un corpo, né di soggiogarne altre come avviene per i grandi spiriti delle Isole. Tuttavia nella loro collaborazione creano un essere dai poteri di tutto rispetto, nient’affatto preda semplice ma anzi predatore lui stesso, e anche spaventoso all’aspetto.
    Temet si presenta privo di corpo per risparmiare quante più energie possibili per esistere ma coperto solo di un mantello nero logoro con fodera rossa completamente vuoto all’interno. Dove dovrebbe esserci un volto sta invece una maschera bianca dagli occhi e labbra nere e crepe sulle guance, mentre sul resto del mantello (spalle, avanti ai lati e dietro sulla schiena) stanno altre sei maschere. È stato osservato che ognuna di loro rappresenta in realtà le anime che compongono Temet e quando una di loro è attiva è la maschera a parlare e muoversi per mostrare emozioni.
    All’esterno e ad un vivente potrebbe quasi apparire col comportamento di un malato di schizofrenia, ma in realtà sono le anime ad alternarsi in un simulacro dalla parvenza solo vagamente umanoide. Infatti presenta l’altezza anomala di due metri e cinquanta (sebbene mostri di essere capace di ridimensionarsi in caso di necessità vista la sua natura fatta solo di stoffa e maschere) e si muove fluttuando, spesso lasciando una scia di nebbiolina nera al suo passaggio.
    È interessante anche notare che Temet è in grado in questa sua forma di possedere un corpo morto, pur per un periodo piuttosto limitato di tempo, e mostrarsi ad un vivente con aspetti radicalmente diversi, riuscendo a farsi passare per umano. Quest’illusione sembra però dare comunque una sensazione di sconforto a persone ed animali: evidentemente questa creatura andrebbe studiata più approfonditamente nei suoi componenti.
    A questo proposito allego una descrizione delle diverse anime di cui è fatto, comprendente anni alla morte dei soggetti, tre aggettivi che riassumano la loro personalità, modalità di azione, modo in cui sono morti, abilità o poteri particolari, maschera che li rappresenta e infine allineamento morale.
    Spero vi siano utili per continuare a studiare quest’oscuro essere: io credo dovrò smettere presto. Ho paura di essere seguito da qualcosa…
    Temet
    F 10
    D 14
    C 10
    I 16
    S 14


    I Sette
    Per quanto ogni personalità possa sembrare forte e potente, non bisogna dimenticarsi che in fondo tutte le anime che compongono Temet sono mentalmente e spiritualmente deboli e che solo unite possono qualcosa. Se le anime venissero separate, Temet cesserebbe di esistere. Nessuno dei Sette, anche quello che odia di più gli altri, desidera questo destino.


    Pseudo Mantis: (Anni alla morte: 33) Calcolatore, sadico, folle. Quando entra in azione in mancanza di un corpo parassita le altre anime sottraendogli le energie per usare i suoi poteri al massimo: lettura e influenza illusoria della mente umana, ma con un corpo a disposizione può molto altro. Viene da un manicomio ed è l’anima di un serial killer matto morto durante un esperimento finito male a Zaun volto a dargli i poteri che ha ora in morte. Ama uccidere e portare alla follia le sue vittime. Si ciba delle anime per far restare in “vita” il sistema e se potesse si ciberebbe anche delle altre anime che compongono Temet ma al momento la convivenza gli è piuttosto utile. Maschera beige con espressione folle al centro del petto. Caotico Malvagio.
    Pseudo Mantis
    F 12
    D 14
    C 10
    I 18
    S 10


    Conte Caristos: (Anni alla morte: 62) Superbo, calmo, donnaiolo. Il più umano di tutti nonostante sia anche il più vecchio, è il diplomatico e l’addetto a parlare per stabilire patti o discorsi complicati che riguardano il bene di Temet grazie al suo charme innato. È l’anima di un nobile noxiano ucciso in una congiura per prendere il suo ruolo politico, Gran Ambasciatore dell'Impero Noxiano. Ama corteggiare le belle donne e si ritiene un vero gentiluomo, peccato non accetti un no come risposta e in fondo non le consideri alla sua pari. Il potere e la provenienza del suo charme in grado di incantare chi lo ascolta sono un mistero. Maschera bluastra a bauta sulla spalla destra con due rombi rossi sugli occhi. Legale malvagio.
    Conte Caristos
    F 10
    D 10
    C 10
    I 18
    S 16

    Dottor Zigfrid: (Anni alla morte: 54) Faustiano, intelligente, diabolico. Se Pseudo è quello che conosce meglio la mente umana, Zigfrid è quello che conosce meglio il corpo, essendo in grado di dissezionare un uomo vivo o morto che sia ma ovviamente con un paio di mani a disposizione. È l’anima di un dottore piltoveriano senza scrupoli e per questo rifugiato a Zaun pur di continuare i suoi studi e placare la sua sete di conoscenza assoluta della macchina umana. È morto misteriosamente, a detta sua ha fatto un patto col diavolo per il sapere ma la sua anima anziché andare all’inferno è rimasta sulla terra. Parla poco con i viventi e interviene per nascondere i cadaveri, essendo l’unico capace di controllarli seppure per un breve tempo (massimo un’ora). Maschera biancastra da medico della peste sulla spalla sinistra. Neutrale malvagio.
    Dottor Zigfrid
    F 12
    D 12
    C 10
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    S 14


    Suzanne: (Anni alla morte: 27) Leale, generosa, credulona. L’unica anima pienamente buona e praticante di magie curative oltre che offensive, esce raramente e viene sfruttata dalle altre anime per far sembrare Temet buono e privo di cattive intenzioni. È l’anima di una giovane studente di magia demaciana morta di tubercolosi durante il suo tirocinio. È abile nelle magie elementali ma priva di corpo non può sfruttarle e quasi mai capita che sia fatta uscire per curare qualcuno, visto che la maggioranza delle anime di Temet uccidono. Meno che mai può utilizzare la magia luminosa vista la sua nuova natura d’essere d’ombra. Maschera dorata androgina sulla schiena. Legale buona.
    Suzanne
    F 10
    D 14
    C 10
    I 16
    S 14
    Malinconia degli elementi
    Cooldown: 0
    Mana: 2
    Suzanne richiama gli elementi(Acqua, Fuoco, Elettro, Ghiaccio) colpendo con dei dardi gli avversari, tutti fanno 1d3+Mod Int danni, ma +2 danni collaterali se usate in due turni di seguito due elementi specifici (Prima Acqua poi Elettro, Fuoco e poi Ghiaccio).
    Ironia della Sorte
    Cooldown: 2
    Mana: 4
    Suzanne usa energia negativa per curare il proprio corpo di 1d4+Mod Int, però può decidere di inviare questa energia verso avversari, questi dovranno fare un tiro di Tempra (16 Difficoltà), se non passato subiranno 2 danni per 3 turni.


    Hanzo Hashi: (Anni alla morte: 31) Spietato, silenzioso, onorevole. L’esperto di armi in Temet, l’addetto alla difesa fisica dell’entità per fare in modo di sopravvivere in un mondo orribile come quello delle Isole Ombra ma anche al di fuori di esse. È l’anima di un assassino ioniano condannato a morte per le sue 41 uccisioni perpetrate sotto commissione di un grosso capo corrotto ma suicidatosi prima dell’esecuzione in prigione. Ben versato in qualsiasi arma bianca ioniana ma anche semplici spade o pugnali, non lascia scampo al nemico ma sembra avere un codice d’onore tutto suo che gli impedisce ad esempio di uccidere durante la luna piena o di segnare il cadavere con un certo kanji. A detta sua è per rispetto degli spiriti che gli hanno permesso di continuare ad essere… Maschera di demone giapponese nella parte in basso a destra del mantello. Legale Malvagio.
    Hanzo Hashi
    F 16
    D 14
    C 14
    I 10
    S 10

    Monkey Jack: (Anni alla morte: 46) Allegro, rumoroso, delinquente. Il più sociale delle anime di Temet, è quello più amichevole, nonostante sia anche un ragguardevole figlio di puttana e faccia di tutto per aumentare il suo benessere e di conseguenza quello di Temet. È l’anima di un pirata da quattro soldi di Bilgewater, è stato impiccato dalla ciurma della nave su cui viaggiava per i suoi sforzi eccessivi di amicarsi il capitano, inimicandosi di conseguenza gli altri. Gran ladro e abile con le parole se si tratta di ingannare qualcuno, non rifiuta mai la compagnia o un boccale di birra anche se non può più apprezzarla. Esce solamente per i piccoli furti e affari minori di cui non riesce ad occuparsi il Conte. Maschera comica marrone scuro nella parte in basso a sinistra del mantello. Caotico Neutrale.
    Monkey Jack
    F 14
    D 12
    C 16
    I 10
    S 12

    Ico: (Anni alla morte: 13) Saggio, timido, malinconico. L’anima originale da cui si è composto Temet, ha raccolto lui le altre anime per avere compagnia nella sua solitudine e avere una speranza di ritrovare la defunta sorella. Sua è sempre la decisione dell’aspetto dell’entità vista la sua passione per le maschere di cui faceva collezione, sceglie lui stesso le maschere per ogni anima quando se ne aggiunge una nuova. È l’anima di un bambino morto durante il mutamento delle Isole Benedette ed è rimasto solo per secoli a vagare senza meta prima di trovare le altre anime. Non ha molte abilità da offrire a Temet vista la sua giovane età e raramente esce, lasciando il campo libero ad altre anime più utili di lui, ma sua è l’ultima parola quando bisogna decidere qualcosa e suo è il potere che tiene Temet unito. Non gli importa neanche che gli altri uccidano, a lui basta avere compagnia e avere qualcuno che lo aiuti a cercare l’anima di sua sorella, e per riunirsi con lei è disposto a tutto. Maschera bianca con occhi e bocca neri crepata sulle guance in volto. Neutrale puro.


    Come appaiono le diverse anime durante le possessioni:

    -Pseudo Mantis: un uomo piuttosto alto, circa di 1,95 m, dalla corporatura media tendente al muscoloso, lunghi capelli neri scapigliati e intrecciati con i vari cavi dell’elettroencefalogramma ancora attaccati, divisa da internato con camicia di forza stracciata alle braccia per lasciarle libere e generalmente sporca di sangue e altri liquidi. Pelle delle braccia martoriata, completamente sfigurata da ustioni, lividi, scarnificazioni, suture e punti in cui manca la pelle: tutto il resto del corpo versa nelle stesse condizioni. Alcuni aghicannule sono ancora inseriti nella carne e i tubetti penzolano liberamente, perdendo liquido che ormai non è più sangue. Piedi nudi. Voce forte, a tratti acuta e ruvida che gratta contro una gola in parte danneggiata.

    -Conte Augustus Caristos: un distinto signore dall’altezza nella media (1,84 m circa) riccamente vestito, dalla corporatura molto magra e dal portamento ricercato. Cappello a tricorno nero, capelli bianchi lunghi alle spalle raccolti in un codino dal nastro rosso, giacca rosso bordeaux con rifiniture oro e bottoni blu, gilet blu notte e camicia azzurrina con jabot bianca, chiusa da una spilla con pietra rossa. Pantaloni bordeaux dentro stivali alti neri. Per camminare utilizza un bastone con un teschio dorato sulla testa e porta sempre guanti bianchi con sopra due anelli agli anulari destro e sinistro, uno col sigillo delle sue iniziali e l’altro di nozze dell’ormai defunta moglie. Voce calda, calma e dal tono basso, di quando in quando quasi ipnotica.

    -Dottor Samiel Zigfrid:



    Un uomo molto alto (quasi due metri) ma spesso curvo, quasi come un rapace, dalla corporatura molto magra. Porta un mantello nero pesante senza maniche, cappuccio sempre calato. Sotto camicia bianca dal colletto rialzato e gilet di pelle marrone che porta numerose fiale, alcune vuote ed altre piene, taschini che ospitano siringhe, aghi, bisturi ed altri attrezzi piltoveriani o zauniti che siano necessari alle cure mediche o alle dissezioni, tra cui un seghetto per ossa ad ultrasuoni e un laser. Al cinturone porta ricambi per le batterie degli attrezzi elettronici, garze, sterilizzatori chirurgici, pinze e divaricatori. Pantaloni neri anonimi e stivali in pelle marrone. Le braccia fino al gomito sono robotiche, coperte da placche in acciaio sterile dalle dita magre e a punta, come gli artigli di un uccello. Voce di sussurro per quel poco che parla, gracchiante e che spesso mormora tra sé e sé in maniera praticamente inaudibile.

    -Suzanne:



    Una ragazza delicata, giovane e piccola (alta circa 1,63 m) dal fisico fragile. Lunghi capelli biondi mossi verso le punte, veste lunga a base bianca con rifiniture alle maniche e al collo blu e fascia in vita di seta azzurra con complicati ricami dorati a formare il simbolo della scuola di magia di Demacia, sopragonna blu rifinito in oro e scarpe blu scuro. Porta un piccolo anello d’oro al dito medio della mano destra col simbolo nobiliare della sua casata e una collana con una gemma blu che si dice protegga dalle malattie. Voce giovane e dolce, materna a tratti e con tono malinconico.

    -Hanzo Hashi:



    Un guerriero d’altezza media (1,75 m) dal fisico asciutto e molto muscoloso. Vestito completamente di grigio scuro che aiuta il mimetismo di notte, porta un passamontagna sotto la maschera e in generale un kimono da ninja. Solitamente è armato di due spade sulla schiena, cinque coltelli da lancio al braccio sinistro, tre shuriken al braccio destro, tre kunai alla cintura assieme ad una sacchetta contenente tre cariche fumogene e chiodini ninja, un pugnale alla coscia e un wakizashi nascosto nella gamba sinistra. Le uniche cose a spiccare oltre alle armi sono una serie di collane e amuleti che porta al collo, tra cui una con un cristallo dello stesso colore della pietra sulla maschera (occhio di tigre, arancio striato di marrone e oro) che nasconde solo in missione, e un rotolo ben legato al fianco scritto fittamente in ioniano antico. Voce bassa e profonda che si esprime in sussurri, sicura e dura.

    -Monkey Jack:



    Un uomo appena al di sotto della media per altezza (1,70 m circa) dal fisico un po’ trascurato, ma non per questo meno agile. Bandana rossa a coprire capelli ricci molto corti e castano chiaro, maglia a righe bianche e blu con le maniche a tre quarti e avambracci arrossati dal sole, jeans a pinocchietto bluastri logori con un pugnale legato da una cinghia e sandali neri. Porta una collana con un dente di squalo di corda intrecciata e due bracciali al polso sinistro, uno con una placchetta di legno con su inciso il simbolo di Kindred e un altro con un osso di seppia con su inciso quello di Nagakaburoros. Voce dai toni allegri e gioviali, a tratti troppo forte e a tratti dal volume normale, spesso di cuore.

    -Ico: un bambino dall’aspetto fragile e magrolino (alto circa 1,45 m). Capelli neri corti e vesti semplici: una maglia di cotone biancastra a mezze maniche, pantaloncini beige e stivaletti di stoffa marroni. Nessun altro segno particolare. Voce bassa e molto giovane, timorosa e timida, malinconica, in generale supplichevole.

    La storia di Ico

    Ico nacque in una famiglia amorevole, benestante e in un posto idilliaco com’erano le Isole Benedette prima della maledizione. Il nucleo era composto da quattro persone: il padre, mastro Rovien, la madre, maestra Vaniel, la sorella maggiore Asa e infine il piccolo Ico. I bambini avevano tre anni di differenza ed in generale erano molto legati tra loro: la femmina si mostrava particolarmente protettiva nei confronti del fratellino, che però era quello capace di tirarli fuori dai piccoli problemi infantili e dalle situazioni un po’ più spinose. Lei era quella fantasiosa, che metteva le idee e la fantasia, e lui era quello coi piedi per terra che si occupava di renderle reali col suo talento per la manualità. I genitori di Ico e Asa conducevano infatti una bottega molto particolare: da tutta Runeterra arrivava alle Isole gente anche morente a far legare la propria anima a delle maschere, per vivere per sempre e restare ancora un po’ in questo mondo, coi propri cari. La magia delle maschere del mastro Rovien permetteva infatti di legare l’anima del defunto alle maschere che lui stesso e la moglie costruivano, e qualora fosse stata messa sul cadavere, quello non si sarebbe consumato e sarebbe svanita qualsiasi malattia o causa di morte, rendendo a tutti gli effetti la persona di nuovo viva e senza che il corpo andasse in decomposizione. Rovien non era l’unico possessore di questa tecnica, ma il più abile mascariere delle Isole: perché la magia riuscisse era infatti importante che la maschera si accordasse a carattere e personalità dell’anima da legarci, e il buon padre di famiglia era maestro in questo. La sua bottega traboccava di volti in cartapesta adatti a qualsiasi persona, espressivi, resistenti e splendidamente decorati e lavorati, a cui Rovien sapeva assegnare un padrone. Ai bambini aveva spiegato che ogni maschera aveva una voce e che avrebbero riconosciuto l’anima da assegnarci perché sarebbe stata la stessa. Rovien, Vaniel, Asa e Ico lavoravano tutti assieme in negozio, molto frequentato vista la qualità delle loro opere, e i ragazzini imparavano divertendosi quello che sarebbe stato il loro mestiere. La sorella era brava, ma era il fratello a suscitare ammirazione tra i clienti: le sue maschere avevano quel qualcosa in più, quel tocco di un vero artigiano che le rendeva uniche e ad un livello decisamente alto per la sua età. La vita trascorreva tranquilla e gioiosa per la famiglia, finché non avvenne la catastrofe. La storia delle Isole Ombra viene raccontata in modi sempre diversi: chi parla di un re di un regno lontano che voleva salvare la moglie ma ruppe l’equilibrio tra vita e morte, chi narra di un peccato di ubris commesso dal regnante delle Isole stesse; fatto sta che da quel giorno in poi le Isole Benedette cessarono di esistere per diventare un luogo in cui il corso naturale della vita si era interrotto. I genitori di Ico vennero totalmente disgregati fin nella loro essenza dall’ondata magica, ma lui e la sorella resistettero, miracolosamente al riparo. Per i primi dieci secondi almeno. Quando i loro corpi iniziarono a disfarsi di fronte ai loro occhi, la pelle che cadeva avvizzita dalla carne in rapida putrefazione, l’anima di Asa schizzò via dal corpo ormai ridotto in cenere, mentre Ico rimase fermo, legato al terreno dove stava la bottega. Nulla si era salvato della loro casa, eccetto le maschere, anche quelle che i membri della famigliola si erano costruite per sé quando anche a loro sarebbe toccata l’ora, e un vecchio mantello lunghissimo cucito per sbaglio da Asa. Per qualche anno restò lì, in quella sua nuova condizione, incapace di realizzare quello che era successo. Poi sorsero i grandi spiriti delle Isole Ombra, i non-morti più potenti. Loro cercavano anime come lui, le raccoglievano, le schiavizzavano o peggio ancora le mangiavano. Ico restò quindi nascosto nel mondo degli spiriti per decenni, scoperto per caso scivolando in un pezzo di specchio rotto e in cui gli altri non-morti non potevano entrare, riuscendo a non farsi prendere dal Carceriere prima e dal Cantore dopo, che erano arrivati davvero troppo vicini al suo nascondiglio. Ma il bambino, ora solo un’anima senza corpo, non voleva stare solo. Sentiva la mancanza della sorella, della famiglia, di tutto quello che era la sua vita passata, ed era sicuro che da qualche parte Asa fosse nella sua stessa condizione. Come andarsene dalle Isole però? Aveva provato a possedere delle ossa o un corpo come vedeva fare alle altre anime, ma provando e riprovando non ce l’aveva mai fatta, non importava quanto impegno ci mettesse. Poi gli venne un’idea guardando le maschere rimaste: forse poteva ancora legarsi alla sua, anche in queste condizioni. Forse poteva fingersi un non-morto potente per andare a cercare Asa o qualcuno che lo aiutasse. Entrando in contatto con la sua maschera, la più rovinata dall’impatto magico, riuscì a possederla e ad entrare in sintonia perfetta con lei: aveva di nuovo un volto, ma non era abbastanza. Riuscì ad indossare il mantello e a tenerlo su come poteva, ma sapeva di essere sempre troppo debole per poter avere anche solo la possibilità di trovare Asa: gli altri spiriti potevano sentire la forza della sua anima, non li avrebbe mai ingannati con un costume. Doveva uscire dalle Isole per trovare alleati e aveva a disposizione sei maschere funzionali oltre a quella della sorella. Avrebbe trovato le voci corrispondenti e gli avrebbe offerto di unirsi a lui. Fu quasi per caso che scoprì i passaggi nel mondo degli spiriti in cui si era rifugiato per tutto quel tempo: migliaia di portali-specchio erano disseminati ovunque e ognuno portava ad uno specchio nel mondo fisico. Iniziò così a cercare le voci delle maschere, portandosele dietro all’interno del mantello. Il primo fu il Conte Caristos, noxiano, dalla voce più riconoscibile. Il secondo fu il dottore di Piltover in fuga a Zaun, Zigfrid dalla voce d’uccello. Il terzo fu il folle assassino cavia da laboratorio, Pseudo Mantis, voce del dolore e della perdita della ragione. La quarta fu la maga buona di Demacia, Suzanne, dalla voce dolce come quella della mamma. Il quinto fu il killer onorato di Ionia, Hanzo Hashi, voce del vento silenzioso e degli spiriti. Il sesto ed ultimo fu il furbo pirata di Bilgewater, Monkey Jack, dalla voce del mare gorgogliante. Asa non si trovava ma comunque il bambino aveva trovato una famiglia provvisoria, che lo avrebbero aiutato.
    Ico, che aveva imparato abbastanza dai suoi giorni in bottega, sapeva come preparare le maschere per legarci le anime, ma non troppo. Si rese conto di non poter possedere un corpo da solo e, dopo l’arrivo di Zigfrid, neanche di poter mantenere il cadavere per più tempo, come potevano i suoi. Da morto la sua magia si era corrotta, diventando una pallida imitazione di quella del padre, il cui segreto era stato portato nella tomba. Tuttavia le Isole gli avevano dato qualcos’altro in cambio: la manifestazione di altri poteri oscuri, ancora da scoprire, ancora da sperimentare, come ad esempio riuscire a tenere a sé le altre anime che avrebbe poi raccolto nel tempo, impresa in cui nessun altro non-morto era riuscito, e di amplificarne le capacità. Ma il mantenimento di questi poteri aveva un prezzo: anime. Pseudo, in vita cannibale, aveva scoperto di poter fare la stessa cosa con l’essenza spirituale e quindi alimentare i suoi ospiti.
    Temet era nato, e con due scopi ben precisi a muovere poco più che un simulacro di corpo: la sopravvivenza e trovare Asa, che Ico vuole aggiungere come ultima anima per stare assieme. Per sempre. Peccato che l’anima della sorella si sia incarnata in una cacciatrice di spiriti…


    Canzoni:
    -Pseudo Mantis: "Candy for the Cannibal", Lordi
    -Conte Caristos: “Danse Macabre”, Camille Saint Saens
    -Dottor Zigfrid: “Dr. Sin is in”, Lordi
    -Suzanne: “Heartache”, Undertale
    -Hanzo Hashi: “The Fox’s wedding”, Miku e Gumi
    -Monkey Jack: “Keelhauled”, Alestorm
    -Ico: “Don’t look at me that way”, Pumpking

    Temet: “O Fortuna”, Carmina Burana


    Ultima modifica di Temet il Mar Apr 26, 2016 6:06 pm, modificato 3 volte

      La data/ora di oggi è Mer Nov 14, 2018 10:55 pm