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    Jeptha Alcok, il cuore di ferro

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    Blehic

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    Data d'iscrizione : 09.04.16
    Età : 20

    Character sheet
    Vita:
    10/10  (10/10)
    Mana:
    10/10  (10/10)
    Difesa: 12

    Jeptha Alcok, il cuore di ferro

    Messaggio Da Blehic il Gio Apr 14, 2016 6:07 pm

    Nome: Jeptha Alcok
    Titolo: Il cuore di ferro
    Archetipo: Assassino
    Scheda Personaggi: Qui!


    Statistiche
    Forza 16
    Destrezza 14
    Costituzione 10
    Intelligenza 14
    Saggezza 10


    Descrizione fisica: Jeptha è un uomo alto 1.80, la sua età non è chiara ma si dice si aggiri sulla trentina se non di più. il braccio destro ed entrambe le gambe sono meccaniche, come il suo stesso cuore, presente sul petto coperto da una piastra metallica a forma di rombo con alcune linee verdi a illuminare il metallo grigio in alcune parti. E' solito indossare un vestito dotato di cappuccio di un colore nero con alcune parti sul cappuccio e alla vita di colore blu scuro oltre a indossare pantaloni grigio spento. Porta con se una cinghia di pelle di colore marrone, che gli permette di portare dietro la schiena la sua arma. Indossa quasi sempre una maschera di ferro grigio con un congegno che gli permette di vedere in assenza di fori per gli occhi e cerca di compensare l'assenza dell'occhio destro,situato al centro della maschera sopra il naso. Dietro la maschera mostra un volto rovinato per una parte del lato destro, dove si trova l'occhio ormai inutilizzabile, per questo indossa una benda. Ha capelli argentati che arrivano fino a metà collo con sopracciglia leggermente spesse e il colore del suo occhio è giallo chiaro. Jeptha ha un fisico allenato, almeno per la sua parte umana.

    Descrizione psicologica: Jeptha è un tipo solitario, preferisce stare da solo ma sa rapportarsi con le persone. Ma anche parlando ha un tono cupo e tende a parlare facendo battute con un significato inquietante dietro di esse, non si mostra mai davvero felice se non quando uccide i criminali. Inoltre parlando con lui si ha l'impressione che ti stia osservando, Jeptha è abituato a fare così come se volesse capire se possa nascondere qualcosa il suo interlocutore. Non toglie la maschera davanti a nessuno, la toglie solo quando è solo o con persone di cui si fida veramente, cosa quasi impossibile visto il suo carattere.
    Prova fastidio quando incontra dei noxiani, inoltre prova gioia a uccidere i criminali, gli innocenti non gli interessano, probabilmente perché una parte buona di lui molto in profondità nel suo animo non contempla che venga uccisa gente che non ha fatto niente.
    Jeptha è un cattivo che caccia solo cattivi, ma nel caso un innocente si metta sulla sua strada impedendogli di fare il suo compito, non esiterà a fargli provare molto dolore ( spezzargli una gamba, un taglio doloroso ma non letale ) ma non lo ucciderà.

    Background: Jeptha Alcok è nato a Zaun, sotto i cieli scuri, per via dell’inquinamento, della città. Abbandonato dalla sua famiglia fin dall’età di 10 anni, in un piccolo vicolo buio e malfamato. Fortunatamente venne trovato da una banda di ragazzini orfani come lui. Nessun posto c’era per loro nessuna calda amorevole casa con delle madri e dei padri. Abbandonati a se stessi vivevano di scorribande e furti di quei pochi soldi che li faceva sopravvivere, la banda si era soprannominata “ Verlassen “ come per tener sempre a mente che erano quelli lasciati indietro e abbandonati. I membri del gruppo, incluso Jeptha, erano sette di cui:

    -Drew, un ragazzino poco loquace, tendeva a isolarsi dal resto del gruppo nonostante fosse uno di quelli che aiutava sempre per eventuali furti per trovare soldi per mangiare. Era uno dei più piccoli di età del gruppo nonostante fosse più alto di Walter, Capelli nero scuro corti e occhi castani dalle striature interne verdi e nere. Quando Jeptha si era aggiunto al gruppo lui non c’era ancora. Lo trovarono a chiedere l’elemosina per le strade della città per la fame che aveva e loro lo accolsero nel gruppo.
    Dimostrò di avere abilità ottime per fare furti grazie alla sua agilità, per questo era uno dei primi ad entrare in azione per un piano di furto a persone per strada e piccoli mercanti.
    Non conosceva niente della sua famiglia, non ne aveva memoria, forse per un’amnesia. Voleva bene a gli altri ma apprezzava stare solo al silenzio, forse a pensare, lui fu il settimo ad unirsi al gruppo.

    -Crown, un ragazzino piuttosto alto per la sua età e dalla costituzione robusta, capelli corti rosso scuro, occhi grigi con striature bianche.
    Sorridente spesso ma anche un po’ una permaloso soprattutto quando Becky faceva battute sul suo peso ma alla fine rideva anche lui insieme a gli altri. Tendeva a mangiare più di tutti a quei pasti che riuscivano a procurasi con molto lavoro di squadra, andava particolarmente d’accordo con tutti quelli del gruppo e cercava di coinvolgere anche Drew quando poteva.
    Uno dei primi a far parte del gruppo essendo anche tra i più grandi di età, il secondo membro in ordine,trovato da Becky quando stava per collassare in un vicolo per la fame.
    I suoi genitori erano entrambi morti per una malattia da cui si era salvato ma restando abbandonato da tutti non avendo altri parenti ad accoglierlo.
    Era particolarmente abile a distrarre le persone con giochetti o semplicemente con scuse data la sua innata abilità a mentire alle persone.  

    -Walter, piccolo e gracile, capelli biondi a spazzola, dagli occhi verde smeraldo con striature nere e marroni.
    Aveva una grande passione per i fucili, ogni giorno stava a pulire e cercare di migliorare la sua arma a piombini caricata ad aria compressa di cui sembrava andare molto fiero.
    Sempre disponibile a discutere soprattutto se si parlava di armi, a volte dilungandosi per ore a parlare di balistica e del mirino del suo fucile che non riusciva a calibrare.
    Con la sua arma si comportava in modo fiero e onorevole come se fosse un gioco, e con quell’atteggiamento teneva d’occhio le strade intorno alla loro casa per non rischiare che qualche persona cattiva scoprisse il rifugio.
    Prima di rimanere orfano viveva con sua madre, una esperta costruttrice di fucili di alta qualità che surclassavano gli altri che facevano questi mestiere da cui Walter aveva ereditato la passione per i fucili, il padre non si sapeva chi fosse, forse solo uno che non aveva le palle per crescere un figlio e quindi che fosse scappato. La madre fu uccisa da uno dei suoi concorrenti facendogli una trappola spacciandolo per uno scambio di merci di qualità.
    Walter fu il terzo che si unì al gruppo, trovato a piangere in un vicolo nascosto da Becky e Crown.

    -Becky, la più grande del gruppo di età, capelli lunghi castani con alcune ciocche verde acceso e occhi azzurri chiaro come il cielo. Sempre piena di energie per incitare gli altri e abituata a fare battute anche nei momenti meno opportuni.
    Carattere forte ma anche molto responsabile verso i suoi compagni, i suoi amici, i suoi fratelli e una parte spensierata che mostrava ogni tanto.
    Molto abile nella cucina anche con materiali scadenti e sempre a cercare di mettere ordine tra gli altri in caso di liti, come una sorella maggiore per tutti quelli del gruppo, e non era una buona cosa farla arrabbiare se non si voleva beccare una padellata in testa.
    Figlia di un grande cuoco da cui aveva imparato da piccola una parte dei suoi insegnamenti, la madre era morta al suo parto e il suo amorevole padre un giorno partì per un paese lontano lasciandola a una badante pagata per i giorni che sarebbe mancato, una donna acida a cui interessavano solo i soldi. Il padre di Becky non tornò più e finiti i giorni per cui era pagata la donna la lasciò sola rubando i soldi dalla cassaforte in casa, la ragazzina rimase sola ma cercava di sopprimere la tristezza con la speranza per il futuro, lasciò la casa perché gli ricordava troppo suo padre e, portandosi dietro alcuni attrezzi da cucina, cercò un rifugio in cui stabilirsi per dormire e trovò una vecchia fabbrica abbandonata ma dalla struttura integra e alcune parti funzionanti ancora come 2 o 3 lampadine e un fornello ma che era a secco di gas che successivamente portò dalla sua vecchia casa.
    Creata la sua nuova casa decise che se avrebbe trovato degli altri ragazzini sperduti li avrebbe accolti lì, perché lei sapeva quanto fosse triste restare da soli.

    -Izzy, la più piccola tra tutti sia in età che altezza, capelli viola lisci con due codini, occhi rossi con striature marroni.
    Ragazzina timida, chiusa ma molto gentile, amante degli animali visti nei libri ed diceva sempre che avrebbe avuto un animaletto tutto suo un giorno, dicendolo con gli occhi che brillavano, a volte anche piagnucolona qualche volta.
    Si arrangiava con dei pannelli rotti trovati in giro a cercare di tappare falle nel rifugio per evitare che entrassero topi e in caso di pioggia non si allagasse l’interno.
    Non aveva mai saputo chi erano i suoi genitori, non c’erano mai stati da quando ricorda, era stata accudita da una donna single che l’aveva adottata, una fiorista, molto insolita in un posto come Zaun, con la sua piccola serra, i giorni con lei erano divertenti e felici ma un giorno un ladro entrò in casa scassinando la porta e con una pistola le minaccio di ucciderle se non gli avessero dato i soldi, ma una volta ottenuti si mise a ridere e si avvicinò alla madre adottiva per violentarla, la madre gridò alla piccola di scappare e con le lacrime a gli occhi Izzy lo fece, correndo fino a fargli male le gambe.
    Il giorno dopo fu rinvenuto il cadavere della sua madre adottiva e per paura che quell’uomo la potesse trovare si nascose nei vicoli nascosti dove venne trovata da gli altri, lei fu la quarta.

    -Zona, nel mezzo tra quelli grandi e quelli piccoli del gruppo, capelli neri a caschetto con le punte rosa, dagli occhi blu zaffiro.
    scontrosa e sempre con il vizio di ignorare i consigli altrui ma sempre pronta a mostrare le sue abilità come se fosse sempre una gara, soprattutto quando facevano furti a volte rischiando di essere presi “ una sfida in più!” diceva lei mentre gli altri si arrabbiavamo per poi venir calmati da Becky, era sempre presa da queste competizioni in ogni cosa anche chi mangiava più velocemente a tavola, perdendo sempre contro Crown.
    Trattava tutti come se fossero rivali e le sconfitte le accettava sbuffando per poi sorridere e affermare che la volta dopo ci avrebbe riprovato.
    Lei aiutava molto, insieme a Drew, nei furti grazie alla sua coordinazione e riflessi.
    Sua madre era una donna che adorava andare con molti uomini e un giorno si ritrovò incinta di Zona senza volerlo, il padre non si sapeva chi fosse visto il numero di uomini frequentati dalla donna che non la prese bene, cercò di sopravvivere con la figlia dopo che nacque ma non era una donna benestante e i soldi scarseggiavano, e lei non amava sua figlia, anzi la odiava per averla portata in quella situazione, così spinta dall’odio la abbandonò a se stessa.
    Zona fu ritrovata a vagare tra le case, arrabbiata, sola e triste. All’inizio non era sicura di unirsi a loro, ma successivamente ci ripensò non voledo rimanere sola, lei fu la sesta ad unirsi.

    Dormivano in coperte vecchie in un magazzino abbandonato. Jeptha era un ragazzino dai capelli argentati e gli occhi gialli , il più ingegnoso del gruppo, faceva piani per rubare anche piccole scorte o soldi a dei passanti organizzando tutto in anticipo sulle informazioni che aveva. Era piuttosto positivo e molto sorridente, nonostante i momenti di silenzio che aveva quando elaborava un piano. Gli anni passavano e pian piano la sete di conoscenza sulla tecnomaturgia si sviluppò in Jeptha. Macchinari complessi, congegni, pura meraviglia tecnologica! Una carriera che avrebbe voluto fare. Crescendo i membri del gruppo cominciarono a disperdersi, ognuno per la sua strada, con un saluto oppure un addio?


    Il ragazzo fece notare la sua passione e venne preso come apprendista da uno scienziato, un certo Doctor Willoughby Alcok, una persona interessante. A quei tempi Jeptha aveva 15 anni quando venne preso sotto la sua ala e cominciò a vivere da lui in una casa a due piani dal colore giallo spento e dal tetto marrone, con una officina al primo piano, di tutto rispetto. Era un vecchio dai capelli lunghi grigi e gli occhi nocciola, il suo motto era “ Progettazione, costruzione, smontaggio e ricomincia da capo…..forse con un caffè nel mezzo “ lo ripeteva con un occhiolino verso il giovane ragazzo. Gli anni passarono  e l’abilità di Jeptha si faceva sempre migliore. Il professore lo lasciò tempo dopo, praticamente l’unico padre che aveva mai avuto che gli aveva lasciato la casa, morto di vecchiaia, e per suo ricordo si prese il cognome per non dimenticarlo mai.
    Jeptha si fece notare da alcuni capi di progettazione di alcune armi. Fu mandato da lui una persona a commissionare il lavoro per loro, capelli scuri vestito in maniera diversa per essere zaunita, con una tunica rossa con alcuni pezzi neri, era sicuro fosse un noxiano. Gli chiese di migliorare gli armamenti che possedevano i suoi capi, descrizioni accurate sul cosa fare ma niente sul fatto di per chi o cosa fossero state create e per la quale avessero bisogno di migliorie. Un’offerta strana ma la ricompensa era ottima, una cifra altissima, per un lavoro complicato ma non impossibile. Jeptha così inizio a lavorarci aveva 20 anni allora. I lavori procedevano spediti e molte armi erano state migliorate molto grazie agli sforzi di Alcok, nonostante in un numero limitato. La notizia che Jeptha lavorava per qualcuno importante alla sua età attirò su di lui l’attenzione di altre aziende di cui una in particolare gli chiese di lavorare per lui un certo Grooms Hauks, che gli disse che gli avrebbe dato gli strumenti che gli servivano in cambio di metà  del guadagno, Jeptha rifiutò con lo scontento di Hauks, non avrebbe diviso i soldi con nessuno.


    Alcune sere si sentivano dei rumori dove lavorava eppure alzandosi non trovava nessuno e eppure gli sembrava strano ma pensò non fosse nulla. A metà del lavoro arrivò da lui una lettera in cui era stato descritto che chi lo aveva assunto non lo avrebbe pagato per degli errori nelle macchine che aveva migliorato e che un’altra azienda zaunita ora stava lavorando al posto suo, ed era la stessa che gli aveva chiesto di lavorare con loro. Alcok si infuriò, ripenso a quei rumori di sera e dedusse che fossero sgherri di quella fabbrica. Così li accuso di avergli rubato gli affari sabotandolo.


    Grooms non la prese bene, non avrebbe accettato che si rendessero pubbliche certe cose che avrebbero potuto rovinargli gli affari. Una sera si presentarono a casa di Alcok degli sgherri di  Hauks, che lo rapirono stordendolo con un colpo in testa e portandolo con un sacco, via. Venne così rinchiuso in un laboratorio. Legato mani e piedi con morse di ferro grigio, fredde gelate. In quel posto volevano zittirlo, in quel posto volevano isolarlo da tutti, in quel posto doveva soffrire. Trascorse tempo indefinito in  quel laboratorio. Nutrito con cose liquide per dargli lo stretto necessario per non morire di fame. Testarono varie sostanze sul suo corpo di carne, tutte tossiche ma in dose molto ridotta. Lo volevano far soffrire così alcune persone incaricate di torturarlo anche psicologicamente gli raccontarono cosa facevano le sue macchine. Ioniani morti sciolti in acidi, altri schiacciate dal una ruota di una macchina, tutti i dettagli e alcune volte gli venivano vicino all’orecchio mormorandogli gli stessi rumori emessi dalle ossa che si spezzavano e la pelle bruciare dalle sostanze tossiche che provavano sullo stesso corpo di Jeptha.
    Sarebbe restato una cavia torturato anche psicologicamente fino alla sua morte, così avrebbe capito contro chi si era messo.


    Pian piano col passare del tempo la maggior parte dei suoi arti era distrutta, sfigurato in volto, l’occhio destro ormai del tutto andato. Alla fine fu buttato in un vicolo lasciato a morire. L’unico occhio dell’uomo erano vuoto ma non voleva cedere, non voleva morire. Si trascinava con l’unico braccio ancora integro. Trascinandosi perdeva una grossa quantità di sangue, a un certo punto l’ombra di una figura lo copriva, forse un uomo, con molte parti metalliche al posto della carne nella maggior parte del corpo, Jeptha stava perdendo le forze. L’uomo si inginocchiò su di lui e gli disse una frase < Sei debole? O sei forte? Abbastanza forte per rinascere?> le parole avevano un tono metallico e nonostante la stanchezza vennero capite da Alcok, con un ultimo respiro e forza rimasta in lui rispose mentre dalla sua bocca usciva sangue che scendeva dalle labbra < Io…sono...f-f-f-forte> disse con le sopracciglia corrugate in una espressione arrabbiata e con l’unico occhio non più vuoto ma di nuovo lucido per quei pochi secondi, mentre stava svenendo per la stanchezza sentì una sola parola detta ancora da quell’uomo < Bene…>.


    Si svegliò successivamente in una stanza illuminata da una luce bianca, era disteso sopra un tavolo di metallo argentato. Cercando di muoversi notò la sostituzione degli arti organici con un braccio e delle gambe meccaniche molto complesse, sulla faccia una benda che copriva l’occhio destro ormai distrutto e impossibile da usare, ma la cosa che lo stupì di più era un battito che sentiva estraneo al suo corpo, guardandosi il petto vide dei pezzi metallici disposti a formare un rombo con una piastra a coprire un foro interno, proprio sulla parte del cuore da sotto quella piastra veniva il battito uno strano a sentirsi, nonostante riuscisse a sentirlo solo lui, un cuore meccanico che aveva sostituito quello organico.
    Gli esperimenti gli avevano distrutto il corpo ma qualcuno lo aveva salvato dandogli un’altra possibilità. Nella stanza una figura  con una veste blu scuro era presente, le parti meccaniche coprivano gran parte del suo corpo, lo stesso uomo che aveva visto prima di svenire, colui che gli aveva detto delle parole ormai svanite dalla sua memoria. Egli si presentò come un credente nella gloriosa evoluzione e servitore di un certo araldo delle macchine, uno scienziato ormai conosciuto a Zaun per le sue incredibili scoperte. Era stato un caso il fatto che durante un giro per la città lo aveva trovato e salvato. Così vicino alla morte. La figura si chiamava Fred Haslem, ex capo industriale caduto in rovina che aveva trovato la via grazie all’araldo delle macchine. Fred gli disse che trovandolo in quello stato sapeva di aver trovato qualcuno di forte,lo trovava degno abbastanza per la loro causa, così gli chiese di unirsi a loro e se lo avrebbe fatto gli impianti sarebbero stati ampliati. Ma Jeptha rifiutò l’offerta nonostante ammirasse tanta bravura e passione per un credo così rivoluzionario, voleva conservare la sua parte umana e aveva altre faccende da sistemare. Haslem gli disse che non lo avrebbe obbligato, che nonostante non lo capisse ora, un giorno avrebbe compreso la grandezza della loro causa “ non è mai troppo tardi “ disse . Giorni dopo essersi abituato agli arti e lasciato il rifugio di Fred dopo averlo salutato scoprì che era stato dichiarato ufficialmente morto, la guerra inoltre era finita ma non sapeva da quanto tempo.


    Tornando a casa la trovò impolverata e disabitata, la polvere copriva tutto e la struttura era in rovina. Ma nonostante tutto c’erano i suoi attrezzi, o almeno la maggior parte, ancora tutti funzionanti anche se ricoperti da uno strato di polvere. Mise di nuovo tutto apposto, e appena messo un po’ di ordine  si mise al lavoro per vedere i suoi arti e il suo cuore nuovo, per motivi di interesse ma anche per qualcos’altro. Qualcosa in lui era cambiato nella sua psiche oltre che nel corpo oramai, metà tra uomo e macchina. Il dolore lo aveva reso un altro. Spietato. Vendicativo. Ora la parte buona di lui si era separata da esso insieme al suo cuore umano. Ci mise alcuni giorni per finire di analizzare le parti meccaniche che lo componevano e ne fu strabiliato, il braccio e le gambe funzionavano perfettamente dandogli più forza di quelle normali, oltre che a resistenza a eventuali proiettili. Il cuore non lo poteva toccare da quella posizione ma notò che l’energia di cui era infuso era strana, sembrava un cristallo ma, per un processo a lui ignoto, si autoalimentava mentre pompava il sangue, impressionante ma...non era abbastanza…lui voleva di più, così si mise a lavoro. Una volta finito i suoi arti erano stati migliorati, più robusti, forti e le gambe erano state munite di una corazza aggiuntiva, non aveva toccato i meccanismi di base a lui ancora sconosciuti e impossibili da ricreare sulla base delle sue conoscenze. Aveva lavorato anche a una maschera inquietante, interamente in metallo grigio senza fori per  l’occhio ma un visore che funzionava tramite un congegno posto  sulla maschera che si trasmetteva immagini all’unico occhio funzionante, una vista migliorata per compensare l’assenza di un occhio. Il cuore era stato lasciato stare, per evitare di provocare incidenti indesiderati, sembrava funzionasse a dovere quindi non volle modificarlo. Scopri però un vantaggio che poteva sfruttare dall’avere un cuore meccanico, seppur in maniera limitata, ovvero tramite un cristallo hextexch attaccato a un condensatore  collegato successivamente al cuore tramite due terminali, in questo modo poteva sovraccaricarlo di energia in modo che il cuore pompasse il sangue al doppio della velocità portando più ossigeno alle cellule e in questo modo dare più energia anche agli arti meccanici, rendendolo molto veloce per brevi periodi di tempo, ma in modo limitato, un uso continuativo lo privava del tutto delle energie e rimanendo senza fiato appena finito l’effetto da lui definito  “Spalakh” ma ancora in fase di test, troppo pericoloso da usare finché non fosse stato migliorato la compensazione del cortocircuito .
    Tutto quel lavoro aveva uno scopo, trovare e giustiziare chi gli aveva fatto questo, li avrebbe trovati tutti loro, inclusi i complici, e li avrebbe uccisi nel peggior modo possibile, dentro di lui non c’era pietà.
    Nel mentre incominciò la sua ricerca di informazioni su questa società ( membri, soci e capi oltre a Hauks ) iniziò a fare il cacciatore di taglie per guadagnarsi da vivere e testare i suoi arti. Per incominciare a cacciare pensò di usare alcuni suoi prototipi: trappole energetiche e un fucile a medio raggio. Il tentativo riuscì ma quasi fallendo, il malvivente con la taglia sulla testa era furbo e si accorse della trappola riuscendo a saltargli addosso con la sua arma ( una mazza elettrica ) prendendolo al braccio destro e rovinando alcuni meccanismi, fortunatamente aveva il fucile nella mano sinistra e riuscì ad ammazzarlo. Uccidendolo si senti però appagato come mai prima d’ora, continuava a sparargli sorridendo sotto la maschera, anche dopo che il criminale era morto, la sua mente era stata deviata dagli esperimenti e le continue sofferenze a tal punto che gioiva a vedere delle persone come i criminali morire, quasi uno psicopatico eppure non gli interessavano gli innocenti ma solo i criminali, come se una parte recondita del suo subconscio non volesse uccidere che non aveva fatto nulla. Con la sua prima taglia aveva capito che il fucile era troppo limitato e che sarebbe stato più utile un arma ravvicinata. Creò  due spade che ne componevano una solo una volta agganciate, una dalla lama lunga e sottile e l’altra più corta ma dalla lama più larga, create per essere usate staccate o anche insieme come una sola arma, come sono attualmente. Le spade formano un'unica arma creata per uccidere e causare sofferenze che ha preso il nome di “ Muramasa “. E tutt’ora si prepara per la sua seconda taglia, allenandosi, oltre che cercare informazioni su Grooms e i suoi complici per far assaggiare loro il sapore del loro stesso sangue. Le sue armi sono forti ma sono solo prototipi solo chi conosce il futuro saprà cosa inventerà per uccidere…


    Canzone:
    - "Drunken Whaler" Dishonored soundtrack


    Ultima modifica di Blehic il Gio Apr 14, 2016 7:13 pm, modificato 1 volta

      La data/ora di oggi è Mer Nov 14, 2018 10:48 pm